Piccolo esperimento: chiudete gli occhi e pensate al «Riscaldamento Globale». Che cosa vi viene in mente? Se l’immagine che si sta formando nella vostra mente è quella di enormi ciminiere che buttano in cielo nuvoloni neri densi di fumo, avete risposto giusto. Sono, quelle, le stesse immagini che vengono utilizzate quotidianamente dalla vostra tv per accompagnare i notiziari sul «Global Warming». Ora, siccome quel che leggiamo o ci viene detto passa attraverso il vaglio della nostra coscienza critica, mentre le immagini no, la morale è semplice: che ci crediate o no, che ne siate consapevoli o no, state accettando completamente l’equazione «riscaldamento globale uguale opera dell’uomo». Che è quanto esattamente l’ortodossia scientifica – quella delle Nazioni Unite, di Al Gore, dei premi Nobel, di Kyoto e del recentissimo supervertice di Copenhagen – vi sta suggerendo.
Senza che questa verità ufficiale, questo paradigma scientifico, venga minimamente messo in discussione dai fatti.
Quali fatti? Be’, per esempio che i modelli climatici usati dagli scienziati dell’I.P.C.C., il potentissimo Panel Intergovernativo sul Cambiamento Climatico che lavora sotto l’egida dell’ONU, premiato nel 2007 addirittura con un premio Nobel e i cui dati costituiscono «verità assoluta» sul tema, non sono condivisi da migliaia di loro colleghi nel mondo non meno bravi o qualificati di loro (anzi). Un esempio arriva dall’N.I.P.C.C., l’organismo «non governativo» che ha prodotto una stroncatura scientifica delle teorie secondo cui la responsabilità del riscaldamento globale sarebbe solo e unicamente dell’uomo: il suo rapporto di 700 pagine pubblicato nel 2009 («Climate change reconsidered», il cambiamento climatico ripensato) è stato firmato difatti da oltre 31.000 scienziati, tra cui 3.800 geologi e scienziati dell’atmosfera, ma anche matematici, chimici, fisici, medici e ingegneri. Qualche nome di spicco? Tra i primi firmatari Frederick Seitz, già presidente dell’American Pysical Society e della National Academy of Sciences, scomparso nel 2008. Oppure Kary Mullis, il geniale premio Nobel che già aveva denunciato negli anni ’90 la falsità dell’equazione «H.I.V. uguale A.I.D.S.». «Variazioni naturali legate al sole o all’acqua, l’uomo non c’entra», assicurano.
CLIMAGATE
Sulla «scientificità» dei dati prodotti dal Panel ci sarebbe da interrogarsi da qui fino a Pasqua. Specie dopo che a metà novembre scorso è saltato fuori lo scandalo «Climagate».
Ne avete sentito parlare? In pratica un gruppo di hacker ha rubato dal server della East Anglia University oltre mille e-mail scritte tra il 1996 e il 2009 da vari scienziati dell’I.P.C.C. e del Climatic Research Unit (C.R.U.) che ci lavora a tempo pieno, e le ha diffuse su Internet.
In quelle mail gli scienziati esprimono dubbi sulla teoria del riscaldamento globale che loro stessi portano avanti e, cosa ancora più grave, ammettono allegramente di aver manipolato le prove scientifiche. Sul serio. In uno scambio di e-mail del 1999, tanto per citarne una, il capo del C.R.U., il professor Phil Jones, racconta di aver usato un «trick», cioè un trucco, per nascondere il calo nelle temperature.
«Ho appena completato il trucco fatto da Mike (Michael Mann, un altro ricercatore) su Nature – scrive – aggiungendo le temperature reali a ogni serie per gli ultimi vent’anni così che quello di Keith (un altro ricercatore) possa nascondere il declino». E lo stesso Mann: «Sappiamo tutti che qui non si tratta di stabilire la verità, ma di prepararsi a respingere le accuse in modo plausibile». E così via.
Trucchi, dunque. Dati manipolati ad arte, persino articoli pubblicati sulle più prestigiose riviste scientifiche del pianeta. Uno scandalo, il Climagate, che ha travolto con sé anche l’ex vicepresidente americano Al Gore, autore del documentario ecologista «An inconvenient truth», una verità scomoda, premiato con due Oscar per la denuncia sui rischi del nostro pianeta.
Oscar che la destra di Hollywood ha proposto subito di togliergli, visto che le informazioni del film coincidevano con quelle «false» denunciate dalle mail dei ricercatori.
Al contrario delle informazioni «vere» che vengono invece sistematicamente taciute o derubricate.
Per esempio che la terra ha già vissuto periodi in cui i livelli di CO2, il temibile biossido di carbonio ritenuto responsabile dell’effetto serra, erano gli stessi di adesso. Anche nell’Eocene, parliamo di 20 milioni di anni fa, quando dell’uomo non v’era nemmeno traccia.
GAS SERRA
Colpa dei gas serra, dicono oggi.
Vero. Peccato che la stragrande maggioranza di tutte le emissioni sia, secondo gli scienziati «negazionisti», di origine naturale e non umana. Cioè una posizione diametralmente opposta a quella dei loro colleghi dell’I.P.C.C., i cui dati propagandati da giornali e tv indicano invece che la causa del riscaldamento globale è provocata invece al 92,5% dai gas serra di origine antropica. Tesi strana, visto che il rapporto tra i livelli di CO2 e l’aumento delle temperature non indica sempre una diretta proporzionalità. Al contrario. Il crollo di Wall Street del 1929, per esempio, fece scendere la produzione di tutte le industrie del mondo del 30%. Per tornare ai livelli precedenti, toccò aspettare la fine della Seconda guerra mondiale e gli anni della ricostruzione 1945-50.
Eppure, come ha dimostrato nel 2001 il professor Martin Hertzberg, meterologo dell’U.S. Navy, nonostante il crollo industriale il CO2 ha continuato a salire. Il 21% in più nell’ultimo secolo. «Com’è possibile – si domanda Hertzberg – se negli ultimi cent’anni, dal 1880 al 1980, le temperature sono salite di solo mezzo grado?».
IL CALDO MEDIOEVO
Dicevamo delle epoche storiche.
Tutti gli scienziati ammettono l’esistenza di un «periodo caldo» (addirittura tre gradi in più rispetto a oggi) compreso fra il 950 e il 1450.
Ne fanno fede anche i resoconti del 1421 di una spedizione nel Mare Artico di una flotta dell’imperatore cinese che «non aveva incontrato ghiaccio in nessuna zona». La stessa Groenlandia (da «groenland», terra verde) prese il nome dai primi insediamenti vichinghi che la trovarono evidentemente ben coltivabile dopo la sua scoperta avvenuta nel 985 da parte del navigatore Erik il Rosso.
Non solo. Dopo il periodo caldo medievale, ben documentato anche da un rapporto O.N.U. del 1996, salvo poi essere cancellato «misteriosamente» nell’analogo rapporto del 2001, che cosa ti arriva? Un periodo freddo, anzi una vera e propria «piccola era glaciale». Circa trecento anni, con il suo apice compreso fra il 1550 e il 1700 provocato, secondo gli studi del ricercatore danese Henrik Svensmark finanziati dalla Royal Society britannica, «dalla ridotta attività solare e dalla maggiore irradiazione di raggi cosmici che ha ridotto la nuvolosità del clima». Le temperature in Europa calarono di 1,5° solo nel giro di un secolo per poi abbassarsi ancora durante il periodo più freddo, e rialzarsi infine verso il 1750. Un rialzo che continua ai giorni nostri. Sono dunque circa 400 anni che il pianeta si sta riscaldando, e non 150 come sostenuto dalle teoria degli ambientalisti.
GHIACCI E CO2
E i ghiacci che si sciolgono? «Variazioni periodiche», dicono gli scettici del riscaldamento. Ai quali si è aggiunta nel mese scorso la clamorosa scoperta dell’E.T.H., l’Istituto federale svizzero per la Tecnologia di Zurigo, secondo cui non è vero che lo scioglimento dei ghiacciai sulle nostre Alpi sia un fenomeno del tutto nuovo. Anzi, secondo i glaciologi elvetici, negli anni ‘40 del secolo scorso i ghiacciai si ritiravano molto più velocemente di oggi a causa della maggiore quantità di radiazione solare (circa l’8% in più). Al punto che, in paragone, ai giorni nostri la loro estensione è addirittura aumentata del 4%. E questo – aggiungono – «nonostante le temperature di 70 anni fa fossero più basse di quelle odierne».
Non solo i ghiacci, purtroppo. Più si sale in alto, più i dati si discostano da quelli decantati dall’I.P.C.C.
La teoria del riscaldamento globale prevede difatti un aumento delle temperature anche nella troposfera equatoriale, cioè della fascia che sta a 10 chilometri dalla superficie terrestre: peccato che in questa zona si registri invece un rinfrescamento.
GOVERNO MONDIALE
Colpa del sole, allora. O colpa dell’acqua, se volete. Molti studi indicano come l’aumento del biossido di carbonio abbia sempre fatto seguito a un riscaldamento del clima. «É il riscaldamento degli oceani che provoca l’aumento di CO2 nell’atmosfera, non il contrario», dicono Hertzberg e le migliaia di scienziati dell’N.I.P.C.C. «L’uomo non c’entra nulla», ribadisce anche il professor Antonino Zichichi, membro (tra l’altro) della Pontificia Accademia delle Scienze, secondo cui «l’intervento delle attività umane influisce per meno del 10% sui cambiamenti climatici» e questi ultimi sono determinati soprattutto «dall’energia del sole e dalle attività vulcaniche». Attività vulcaniche come quelle scoperte recentemente sotto i ghiacci del Mare Artico da una spedizione scientifica finanziata anche dalla NASA: decine di vulcani a 4.000 metri sotto il fondo marino che sparano getti di materiali caldissimi alla velocità di 500 metri al secondo.
Decine di vulcani sottomarini in piena attività. Già ce l’immaginiamo l’effetto sui ghiacci. Ma allora perché dei vulcani sotto il Polo Nord non si è sentito parlare? Per lo stesso motivo per cui vengono veicolate solo le notizie coerenti con le «verità scientifiche». Ci sono, dietro le teorie ufficiali, fior di professori che su quelle «verità» hanno costruito prestigio, cattedre e carriere. Ci sono, naturalmente, enormi interessi economici in ballo.
E ci sono organizzazioni mondiali, vere e proprie elites a cui si accede per nomina e non per elezione democratica, che sembrano pendere da tutte le parti fuorché da quella dei cittadini. Come si è visto con l’O.M.S., l’Organizzazione Mondiale della sanità, e le sue previsioni terroristiche e sballate (ma lucrose invece per le case farmaceutiche produttrici dei vaccini) in fatto di pandemia da influenza di tipo A.
No, di loro forse è il caso di non fidarsi troppo. Né, tornando a bomba sui cambiamenti climatici, dell’«impegno a spendere» l’1% del PIL mondiale preso a Copenhagen anche dal presidente Usa Barack Obama (domanda: con i soldi di chi?). Una politica dalle conseguenze sociali imprevedibili, tanto più in un periodo di spaventosa depressione economica come questo. C’è già difatti chi grida al pretesto per l’istituzione di un unico «governo mondiale», con organismi di controllo sovranazionali, gli stessi già intravisti all’opera durante l’allarme pandemico dell’O.M.S., limitazioni alle libertà personali; e magari anche un bel po’ di politiche di «pianificazione familiare» per ridurre la popolazione del pianeta (in fin dei conti la colpa del riscaldamento è nostra, no?) come invoca persino il «Profeta Verde» degli ambientalisti Lester Brown.
Ecco perché nelle immagini tv si vedono le ciminiere che buttano fumo.
Perché «con sufficiente ripetitività e conoscenza psicologica delle persone coinvolte non sarebbe difficile dimostrare loro che un quadrato in realtà è un cerchio».
Non lo ha scritto uno scienziato dell’I.P.C.C. o dell’O.M.S., ma Joseph Goebbels, il ministro della propaganda di Adolf Hitler.
Fonte: disinformazione.it
Posted 1 month ago at 11:45. Add a comment
Il Polo Nord magnetico della terra è in movimento verso la Russia a quasi 40 miglia (64 chilometri) all’anno a causa di modifiche magnetiche nel nucleo del pianeta, secondo i risultati di una nuova ricerca.
Il nucleo è troppo profondo per gli scienziati per rilevare direttamente il suo campo magnetico. Ma i ricercatori possono dedurre i movimenti del campo tramite la registrazione come campo magnetico terrestre in cambiamento in superficie e nello spazio.
Ora,i dati appena analizzati suggeriscono che c’è una regione di magnetismo sulla superficie del centro, forse creata da un misterioso “flusso” del magnetismo derivante dal più profondo del nucleo, in rapido mutamento.
“Ed è questa regione che potrebbe essere la responsabile dello spostamento del polo magnetico lontano dalla posizione naturale di lunga data in Canada settentrionale”,ha affermato Arnaud Chulliat, un geofisico all’Institut de physique du Globe de Paris in Francia.
Il Nord magnetico, che è il luogo dove effettivamente puntano gli aghi della bussola è vicino,ma non esattamente nello stesso luogo come il Polo Nord geografico.Attualmente,il Nord magnetico è vicino all’isola di Ellesmere del Canada.
I Navigatori hanno utilizzato il Nord magnetico per secoli per orientare loro stessi…
Anche se i sistemi di posizionamento globali hanno sostituito in larga misura tali tecniche tradizionali,molte persone ancora utilizzano le bussole per muoversi sott’acqua, o dove non si è in grado di comunicare con i satelliti GPS.
Il Polo Nord magnetico si è spostato poco dal luogo scoperto dagli scienziati nel 1831. Quindi nel 1904, il Polo ha iniziato lo spostamento a nordest ad un ritmo costante di circa 9 miglia (15 chilometri) all’anno.
Nel 1989 si è avuta una accelerazione, e nel 2007 gli scienziati hanno confermato che il Polo è ora al galoppo verso la Siberia a 34,37 miglia (55,60 chilometri) all’ anno.
La terra ha un campo magnetico perché il nucleo è costituito da un centro di ferro solido circondato da filature di metallo liquido. In questo modo si crea un “Dinamo” che guida il nostro campo magnetico.
Gli scienziati sospettano che,poiché il nucleo fuso è costantemente in movimento, i cambiamenti nel suo magnetismo potrebbero essere associati alla posizione di superficie del Nord magnetico.
Sebbene la nuova ricerca sembra eseguire il backup di questa idea, Chulliat non è pronto a dire se il Nord magnetico attraverserà poi la Russia.
“È troppo difficile da prevedere”, ha detto Chulliat.
Ps..questa notizia potrebbe essere rilevante anche ai fini degli studi meteoclimatici,in quanto uno spostamento del polo magnetico rilevante e costante,potrebbe portare a sconvolgimenti del nostro pianeta,e anche l’attività solare potrebbe avere un ruolo…
Fonte: http://codenamejumper.wordpress.com/2010/01/03/il-polo-nord-magnetico-terrestre-in-spostamento-verso-est/
Articolo originale (in inglese) su http://news.nationalgeographic.com/news/2009/12/091224-north-pole-magnetic-russia-earth-core.html
Posted 1 month, 2 weeks ago at 18:09. Add a comment
Una stazione per conservare il Dna di piante e animali e un’ immensa banca dati delle conoscenze
Un asteroide sulla Terra, un brusco cambiamento di clima, una guerra nucleare: il nostro pianeta corre molti rischi che potrebbero mettere in pericolo la civiltà e, al limite, provocare l’ estinzione dell’ umanità. Diversi progetti per conservare il patrimonio genetico di animali e piante sono allo studio in diverse parti del mondo, ma tutti prevedono una sorta di deposito: sulla Terra. Ora un’ associazione americana, chiamata «Alleanza per salvare la civiltà», è convinta di avere trovato un posto più sicuro per proteggere il Dna umano, animale e vegetale: la Luna. Sul nostro satellite dovrebbe sorgere una nuova Arca di Noè. Una base ipertecnologica dove conservare – al riparo da qualsiasi catastrofe – esemplari di ogni tipo di Dna e banche dati su ogni campo dell’ umana conoscenza. Il progetto, di cui ha parlato il New York Times, gode dell’ appoggio di illustri scienziati, come Stephen W. Hawking, che ha aperto per primo il dibattito, affermando che l’ unica via di salvezza per la specie umana fosse al di fuori dalla Terra. Dell’ associazione fanno parte scienziati, ex membri della Nasa e ha l’ appoggio anche di Buzz Aldrin, il secondo uomo a camminare sulla Luna. Da tempo si discute su come preservare l’ enorme bagaglio di conoscenze dell’ umanità da un disastro globale. Nei Paesi scandinavi è stata allestita una «banca del seme», dove sono conservati semi di gran parte delle specie vegetali; tra i ghiacci del Polo Nord è attivo il programma britannico di ingegneria genetica per mantenere in vita migliaia di esemplari di Dna. Ma tutti hanno un difetto: sono sul nostro pianeta e, come scriveva lo scrittore di fantascienza Robert Heinlein, «la Terra è un cestino troppo fragile per contenere tutte le uova dell’ umanità». Per questo l’ Alleanza per salvare la civiltà ha scelto la Luna e chiede l’ allestimento di una superbase, popolata anche da uomini che potrebbero essere i nuovi Adamo ed Eva, grazie alle tecniche di fecondazione artificiale, e rappresentare una speranza per l’ umanità che non dovrebbe così ricominciare da zero. Secondo molte leggende, sulla Terra esistono diverse «capsule del tempo», costruite da Atlantide prima della catastrofe: i loro abitanti avrebbero disseminato in diversi siti le loro conoscenze, cercando di costruirli in modo da sfidare il tempo. E uno di questi sarebbe la Grande Piramide. Miti a parte, l’ idea di una base lunare è venuta a Robert Shapiro, professore di biochimica all’ Università di New York e fondatore del gruppo, proprio ripensando al primo sbarco sulla Luna. A colpirlo fu la visione della Terra dalla prospettiva lunare: una biglia di vetro azzurra, come quelle con cui giocano i bambini, sperduta e delicata in un immenso spazio oscuro. «Dopo la prima sensazione di smarrimento – afferma Robert Shapiro – arrivò l’ idea: perché non usare quello spazio per mettere in salvo la specie umana in un posto meno fragile? Poi, se non dovesse succedere niente, quella base potrà sempre diventare un affascinante museo». LE MISSIONI Le sonde Pioneer e Voyager, inviate dalla Nasa, trasportano informazioni sull’ umanità: dati elementari sulle specie, suoni, poesie, dati scientifici a disposizione di un popolo alieno *** Scienza e miti *** IL PALADINO Già nel ‘ 500 Ariosto immaginò la Luna come deposito: «Ciò che si perde qui, là si raguna». Tanto che nel «Furioso» tra i valloni del satellite il paladino Astolfo recupera il senno di Orlando impazzito *** LA PIRAMIDE Le capsule del tempo sono un mito che risale ad Atlantide. Per i fantarcheologi gli atlantidei avrebbero creato siti immortali per tramandare le conoscenze. Uno di questi sarebbe la Grande Piramide
Fonte: corriere.it
Posted 1 month, 4 weeks ago at 12:37. Add a comment

Si è svolto a Copenhagen, dal 7 al 18 dicembre, il vertice sul clima. Al summit hanno partecipato i potenti, anzi i prepotenti della Terra, per continuare a recitare l’ignobile farsa del riscaldamento globale causato dal biossido di carbonio. I bugiardi, sostenuti nelle loro dichiarazioni ed iniziative da “ambientalisti” collusi o ingenui, affermano che occorre ridurre le emissioni di gas serra, se si intende salvare il pianeta dagli sconvolgimenti climatici. Come sempre il biossido di carbonio, gas che determina un lievissimo effetto atmosfera e che è indispensabile alla vita, viene demonizzato, mentre non si accenna neppure alle vere fonti di inquinamento. Quali sono le effettive cause dei disastri ambientali e dell’aumento di patologie? Le onde elettromagnetiche, il benzene nei carburanti (sostanza cancerogena), i veleni diffusi con le scie chimiche (dal bario all’alluminio, dal torio radioattivo al litio e via discorrendo), l’uranio impoverito, le nanoparticelle degli inceneritori, i pesticidi usati in agricoltura, il fluoro nei dentifrici… Pseudo-scienziati e pupazzi della politica cianciano di riscaldamento globale, ma, ad esempio, non citano mai il biossido di zolfo, composto chimico diffuso clandestinamente tramite gli aerei (militari e civili) e che determina un effetto serra decine di volte superiore a quello del biossido di carbonio.
A che cosa serve dunque la gigantesca pagliacciata di Copenhagen? Non certo a salvare la Terra ed i suoi abitanti da catastrofi climatiche, ma ad introdurre nuove tasse per strangolare i cittadini (vedi la futura Carbon Tax). Serve a creare sensi di colpa in una popolazione sempre più controllata. Siamo seri: Obama e gli altri burattini del governo occulto mondiale fingono di agire a favore dell’umanità, ma essi stessi attuano TUTTE le operazioni più criminali (scie chimiche in primo luogo) finalizzate alla diffusione di inquinanti per distruggere gli ecosistemi ed avvelenare le persone. Infine, gli “esperti” e le marionette dei governi glissano sul climategate, la truffa perpetrata da molti “scienziati” che sono stati colti in flagrante, mentre falsificavano statistiche e studi per propagandare la menzogna del “global warming” dovuto al biossido di carbonio.
Responsabili di queste mistificazioni sono i media di regime che fanno da cassa di risonanza delle affermazioni di “pseudoscienziati” (italiani e stranieri) e ministri dell’ambiente: i mezzi di informazione di massa manipolano l’opinione pubblica, creando pregiudizi e plasmando una “realtà” completamente finta, ma creduta vera.
Intanto, imperterriti Obama e le altre marionette ripetono le loro falsità, come dischi incantati. Non lasciamoci ingannare da questi ipocriti del clima, come Al Gore, Luca Mercalli, Mario Tozzi e tanti altri, che hanno ricavato da questa immane frode notevoli vantaggi ed una immerita popolarità da ecologisti.
Fonte: http://www.tankerenemy.com
Posted 2 months, 2 weeks ago at 11:30. Add a comment
Scienziati della Indian Space Research Organisation (ISRO) sono sull’orlo di una eccezionale notizia. Potrebbero aver trovato qualche forma di vita sulla nostra Luna. Questo è credibile in base ai dati rilevati dagli strumenti scientifici della missione senza equipaggio Chandrayaan-1, che raccolse “firme” di materiale organico in parti della superficie lunare. Lo sostiene Surendra Pal, direttore associato dello Isro Satellite Centre (ISAC), nel corso dell’International Radar Symposium tenuto venerdì scorso. La materia organica consiste di componenti organici, che consistono di carbonio, il blocco per la costruzione della vita. Indica la formazione della vita oppure il decadimento stesso. Pal afferma che i segni di qualcosa di organico sono stati trasmessi alla stazione scientifica di Bylalu, vicino a Bangalore con lo spettrometro di massa a bordo della sonda indiana, attraverso il Moon Impacte Probe (MIP) il giorno 14 novembre 2008. La rilevazione dei dati è avvenuta poco prima lo schianto avvenuto vicino al Polo Sud lunare. Il MIP è stato il primo esperimento della missione Chandrayaan-1, che è stata avviata il giorno 22 ottobre 2008. Pal, tuttavia, non ha fornito ulteriori dettagli ma ha concluso dicendo che “i risultati verranno analizzati ed esaminati, prima della convalida, dagli scienziati e tecnici della ISRO“. “E’ troppo presto per dire qualcosa“, ha dichiarato il direttore del laboratorio di fisica spaziale della ISRO R. Sridharan, che è a capo del team di studio ed analisi dei dati MIP. Egli, tuttavia, non ha negato l’accertamento. Un altro scienziato del gruppo ha dichiarato che “alcuni numeri atomici sono stati rilevati, che indica la presenza di componenti di carbonio. Ciò indica la possibilità della presenza di materia organica (sulla Luna)”. Gli scienziati della missione Chandrayaan-1, al momento, stanno analizzando la fonte di provenienza della materia organica della Luna. “Potrebbero essere state le comete oppure meteoriti a depositare la materia sulla superficie della Luna o lo strumento che atterrò sulla Luna potrebbe aver lasciato delle tracce“, afferma un altro responsabile della Chandrayaan-1. “Ma la presenza di grandi lastre di ghiaccio nelle regioni polari della Luna e la scoperta di molecole di acqua, potrebbe per davvero dar credito alla effettiva presenza di materia organica sul nostro satellite“.
Articolo completo (in inglese) su http://www.dnaindia.com/scitech/report_indian-scientists-detect-signs-of-life-on-moon_1322785
Posted 2 months, 3 weeks ago at 21:15. Add a comment
COPENAGHEN – “Sarebbe bello, ci metterei dieci firme, non una. Peccato sia irrealistico: i 2 gradi sono un traguardo che non è più alla nostra portata. Dirlo è un atto di onestà. Così come è un atto di onestà aggiungere che se non ci muoviamo subito, se non chiudiamo nel giro di pochissimi anni il rubinetto dei gas serra, non riusciremo neppure a fermarci a 3 gradi”. Rank Raes, capo dell’Unità cambiamenti climatici del Centro di ricerca della Commissione europea, esprime ad alta voce quello che i migliori climatologi del mondo – da Stephen Schneider della Stanford University a Jason Lowe del Met Office – stanno raccontando a Copenaghen nelle riunioni parallele al negoziato dei governi.
Nella bozza di accordo finale resa pubblica ieri, l’obbiettivo di fermare il riscaldamento globale a 2 gradi in più viene sventolato come una bandiera. È il vessillo che dovrebbe indurre i Paesi a tagli nelle emissioni di gas serra che vanno dal 50 al 90 per cento entro il 2050. Ma per gli scienziati non c’è rapporto tra i tempi della politica e i tempi della biosfera: con gli obiettivi oggi sul tappeto i 2 gradi restano un miraggio.
Ecco il ragionamento dei climatologi.
Primo punto. Calcolando solo l’effetto dei gas serra già in atmosfera, si deve mettere in conto un aumento di temperatura di circa mezzo grado nei prossimi decenni.
Secondo punto. Attivare l’economia virtuosa significa ripulire il cielo dallo smog. Il che farà benissimo ai nostri polmoni, ma eliminerà l’”effetto schermo” delle radiazioni solari che oggi maschera il reale aumento di temperatura: è circa un altro grado che va aggiunto.
Terzo punto. Calcolando che c’è già stato un aumento di più 0.8 gradi rispetto all’era preindustriale (i 2 gradi hanno come punto di riferimento quel periodo) e che un aumento attorno a 1,5 gradi per le ragioni precedenti è inevitabile, la barriera dei 2 gradi risulta già sfondata.
Ma è ragionevole l’ipotesi di attestarsi appena sopra i 2 gradi? “È tecnicamente fattibile ma richiederebbe una volontà politica di cui oggi non si scorge traccia: dovremmo tagliare in maniera draconiana tutte le emissioni di gas serra e azzerare la deforestazione”, continua Raes. “Uno scenario già considerato buono invece è un taglio robusto delle emissioni dei Paesi industrializzati e una crescita ridotta delle emissioni dei Paesi in via di sviluppo. Ma anche così i gas serra continueranno a crescere ed è molto difficile che si fermeranno prima che si raggiunga un aumento medio di 3 gradi. Poi, dopo qualche decennio, quando il motore della nuova economia avrà ingranato, le emissioni scenderanno”.
Peccato che la natura non risponda con la stessa velocità della Borsa. “Andiamo incontro a perdite di ghiaccio molto importanti, in particolare in aree come la Groenlandia”, ha ricordato Jasan Lowe, del Met Office. “È un cambiamento profondo che rafforzerà il processo di riscaldamento e innalzerà il livello del mare. Non possiamo pensare che, dopo aver superato il picco delle emissioni, quando finalmente riusciremo a riportare la concentrazione di CO2 in atmosfera a valori accettabili, tutto tornerà come prima: ci vorranno secoli e secoli”.
Ma che significa in pratica un aumento medio di 3 gradi? In alcune aree e in alcuni periodi la temperatura salirà in maniera molto più consistente. Nelle aree artiche si prevede una crescita almeno doppia e soffriranno vaste zone come l’Africa e il Mediterraneo. Vuol dire che episodi come le ondate di caldo dell’estate 2003 (70 mila morti aggiuntivi stimati dall’Oms in Europa) diventeranno frequenti.
“Eppure ridurre in tempi brevissimi le emissioni è possibile”, osserva Stefano Caserini, il docente al Politecnico di Milano che ha appena pubblicato Guida alle leggende sul clima che cambia. “Ma se reagiremo con troppa lentezza non potremo più limitarci a non inquinare. Dovremo immaginare anche il ricorso a misure che oggi appaiono fantascientifiche. Potremmo far crescere le piante, bruciarle per produrre energia e poi seppellire la CO2. Cioè riportare il carbonio in profondità, dove è restato per milioni di anni sotto forma di petrolio”.
Fonte: gefisecologia.blogspot.com
Posted 2 months, 3 weeks ago at 20:08. Add a comment
UFO, fenomeno atmosferico o apparizione messianica? Niente di tutto questo: la spiegazione ufficiale per lo spettacolare fenomeno celeste che ha incantato la Norvegia sta nel fallimento dell’ultimo test del missile russo Bulava. Quindi per ora niente anteprima dello sbarco alieno del 2012.
Ma la suggestione del fenomeno è ancora percepibile nelle immagini e nei video che in poche ore sono apparsi sul web. Innegabile il fascino della formazione di una sorta di vortice celeste, molto simile a come li
immaginano i film di fantascienza. Il fenomeno è iniziato con l’apparazione di un globo luminoso che irradiava anelli di luce. In poco tempo, gli anelli hanno preso la forma di spirale, colorandosi di bianco verso l’esterno e di blu verso il nucleo di origine. Fino a diventare in breve tempo la cosa più grande in cielo in quel momento, più della luna.
La spirale ha percorso un tratto di cielo, lasciando dietro di sé una scia bluastra. Tutti effetti dovuti alla traiettoria deviata del missile, del carburante liberato e della reazione con l’atmosfera ad alta quota. Il fenomeno è durato meno di un minuto, fino al collasso della spirale luminosa.
Difficilmente spiegabile come fenomeno naturale, i giornali e le tv norvegesi avevano parlato di un missile russo, ma non c’erano state conferme ufficiali.
Conferme che invece sono arrivate oggi tramite il quotidiano russo Vedomosti che, citando una fonte militare, ha spiegato come il missile balistico navale russo RSM-56 Bulava (nome in codice NATO SS-N-30 Mace), avrebbe fallito il 13esimo test proprio mercoledì mattina. Gli esperti norvegesi hanno riportato di aver avvistato il fenomeno nell’atmosfera sopra il Mar Bianco, lo stesso posto dove poco prima erano stati lanciati i missili.
Il missile Bulava è la più moderna arma di questo tipo oggi in circolazione, in grado di imbarcare una testata nucleare da 550 kt, è la punta di diamante dell’equipaggiamento degli SSBN russi ma le sue dimensioni lo rendono inadatto per un normale sottomarino. Gli unici mezzi in grado di utilizzare il Bulava sono i classe Borei (che potranno imbarcare fino a 16 missili), oltre, ovviamente, ai classe Typhoon (sempre che la Marina Russa ritenga opportuno sottoporre gli esemplari superstiti a un programma di aggiornamento). In futuro, sono previste versioni del missile Bulava equipaggiate con 10 (per alcuni massimo sei) testate nucleari.
“Il terzo stadio di prova del missile non è stato superato”, scrive il giornale che considera il fallimento come un pesante imbarazzo per il Cremlino. Il portavoce del ministro della Difesa non ha voluto commentare e un no comment è arrivato anche dalla Marina russa. Il quotidiano russo ha anche sottolineato come gli esperti inizino a considerare il missile Bulava condannato e siano convinti sarebbe meglio iniziare a lavorare su un nuovo progetto.
Fonte: Repubblica.it
Posted 2 months, 4 weeks ago at 19:40. Add a comment
italianresearch.it - Scienziati norvegesi e inglesi indagano su un evento singolare
Poco prima delle 9 di questa mattina, mercoledi 9 dicembre 2009, un fenomeno spiraliforme è stato avvistato e ripreso su una cittadina norvegese provocando la perplessità tra le migliaia di persone che l’hanno osservato (per circa 2 minuti) bombardando di telefonate l’Istituto Meteorologico per chiedere delucidazioni in merito.
Qualcuno ipotizza si tratti di una meteora, oppure di un missile sperimentale.
La spirale gigante che ha dominato il cielo sopra la Norvegia ha sbalordito gli esperti che credono si tratti di un fenomeno del tutto nuovo.
Le Teorie vanno dal missile russo alla meteora, comunque fenomeni mai visti in precedenza. Si è trattato di una luce roteante su se stessa a di forma spirale che presentava un ‘buco nero’ centrale.
Molti hanno pensato ad un’attività aliena.
Dall’aeroporto di Tromse gli addetti al controllo traffico aereo, fanno sapere che l’oggetto avvistato non poteva trattarsi di aurora boreale o comunque di un fenomeno naturale, mentre esperti confermano che non poteva trattarsi di fenomeno astronomico o meteorologico.
Fonte: urloweb.com
Posted 2 months, 4 weeks ago at 00:49. Add a comment
Interessante servizio sul 21 dicembre 2012 andato in onda su National Geographic





Posted 3 months, 1 week ago at 18:25. Add a comment
Il Punto Caldo di Yellowstone e la sua attività vulcanica.
I fenomeni geotermici di Yellowstone, quali i “geysers” e le sorgenti termali, sono causati da un flusso termico insolitamente alto. Questo è probabilmente generato da un punto caldo stazionario sopra il quale la placca nordamericana slitta da nordest verso sudovest:

Migrazione apparente del punto caldo di Yellowstone: posizioni precedenti della caldera sono indicate dalle macchie colorate. Da sinistra verso destra: 16.5-15 milioni di anni fa (celeste), 15-13, 12-10.5, 10.5-8.6, 10-7, 6.5-4.3 (azzurro), 2.1 (bruno, parzialmente nascosto), 1.3 (rosso) e 0.63 milioni di anni fa (arancione). Si suppone che il punto caldo sia fermo sotto la placca nordamericana che si muove verso sudovest (in basso a sinistra). I puntini arancione indicano i terremoti registrati dal 1961 al 2001.
Si noti come il punto caldo lasci una scia di terreno relativamente piatto, la piana dello Snake River in mezzo a regioni altrimenti assai corrugate. Inoltre, tutte le posizioni del punto caldo più vecchie di 2 milioni d’anni sono sismicamente tranquille. Al contrario, una zona a forma parabolica ad alta sismicità circonda la traccia del punto caldo.
Le eruzioni vulcaniche che hanno formato la caldera furono di dimensioni veramente gigantesche: l’ultima di queste, 630’000 anni fa, eruttò 1000 chilometri cubici di cenere che si disperse sopra quasi tutti Stati Uniti occidentali:

Estensione approssimata del deposito di cenere dalla gigantesca eruzione di Yellowstone circa 630’000 anni fa.
L’eruzione che ha formato la caldera 1.3 milioni di anni fa eruttò 280 chilometri cubici di piroclasti; quella di 2.1 milioni di anni fa un’impressionante volume di 2450 chilometri cubici di cenere. Queste e quella della caldera di Toba a Sumatra sono le più grandi eruzioni vulcaniche quaternarie conosciute al mondo. L’eruzione del 1980 del Mount St. Helens, in confronto, appare davvero piccola: appena 1.3 chilometri cubici di lava. Le eruzioni vulcaniche più recenti a Yellowstone avvennero 70’000 anni fa.
Prossima eruzione del supervulcano di Yellowstone?
Non va bene creare allarmismo, però l’informazione è utile, per preparare l’umanità a qualcosa che ha dell’incredibile. Sotto il Parco di Yellowstone si nasconde un vulcano. Quel vulcano occupa un terzo dell’area del parco: precisamente un’area di 30*70 km pressappoco come quella occupata dalla Val d’Aosta.
Il materiale proiettato nell’atmosfera dal Saint Helens nel 1980 sarebbe circa un millesimo di quello di una futura esplosione di Yellowstone.
I grandi cambiamenti che gli uomini e il loro comportamento possono provocare al clima sono niente, o comunque piccola cosa, rispetto alle rivoluzioni che la natura ha in serbo. È quello che s’evince dallo sconvolgente rapporto degli scienziati inglesi – riportato dalla BBC – sulla probabile eruzione di uno dei supervulcani monitorati sulla terra, quello nel parco di Yellowstone in America: la storia geologica certifica che il mega vulcano erutta circa ogni 600.000 anni.
L’ultima eruzione risale a 640 mila anni fa. Vuol dire che questa volta l’abbiamo passata liscia? No, vuol dire solo che è in ritardo: la prossima esplosione, secondo quegli scienziati inglesi, è prevista entro il 2074.
Le conseguenze, inutile dirlo, sarebbero di enorme portata, soprattutto sul clima.
Quando un supervulcano erutta – dice il professor Bill McGuire del centro ricerche sui rischi naturali dell’università di Londra – produce energia pari all’impatto con una cometa o un asteroide.
Forse è possibile tentare di evitare un asteroide, ma niente può essere fatto con un supervulcano. Ma cos’è un supervulcano? Intanto non è a forma di montagna, come siamo abituati a immaginare, ma è una depressione, un’enorme cratere collassato sotto terra e per questo anche molto difficile da individuare. Il supervulcano di Yellowstone è lungo 70 chilometri, largo 30 e si trova 8 chilometri sotto la crosta terrestre: una grande bolla di magma e roccia fusa pronta a saltare in aria. Ma altri sono stati individuati sul pianeta: uno, per esempio, si trova in California, si chiama Pacific Rim, un altro – dicono gli inglesi – è vicino a Napoli, ed è chiamato Phlegraean Fields Campi Flegrei).
Se Yellowstone esplodesse, come prevede il Centro Ricerche di Londra, per il mondo intero vorrebbe dire una sola cosa, entrare in una sorta di inverno nucleare. Eruttando, spiega ancora il professor McGuire, il supervulcano getterebbe nell’atmosfera chilometri cubi di roccia, cenere, polveri, materiale sulfureo. Una massa di sostanze che farebbe rimbalzare le radiazioni solari in arrivo sul pianeta facendo così sensibilmente abbassare la temperatura della superficie terrestre.
Le ricerche geologiche dicono che l’eruzione di 74mila anni fa del Toba, in Sumatra, provocò un raffreddamento del clima di quasi cinque gradi Celsius. È tanto, è comunque abbastanza per modificare e/o estinguere intere specie animali. Negli ultimi anni le scosse sismiche stanno via via intensificandosi, e la bolla sovrastante la caldera si sta gonfiando, al punto che il lago di Yellowstone ha inondato luoghi prima all’asciutto. Speriamo nel meglio, ma prepariamoci al peggio. La catastrofe potrebbe essere imminente.
Alcuni scienziati sostengono che, circa 75.000 anni fa, l’ultima eruzione vulcanica davvero colossale sulla Terra giunse quasi a spazzare via dal pianeta tutti gli esseri viventi, compresi gli umani. L’eruzione si verificò quando esplose il vulcano Toba in Indonesia.
Alcuni esperti temono che in un futuro non troppo distante il supervulcano, situato sotto il Parco Nazionale di Yellowstone, potrebbe eruttare e riportare l’umanità sull’orlo della estinzione.
Per contro, gli scienziati dell’Università del North Carolina di Chapel Hill consigliano di non preoccuparsi troppo, almeno per ora.
Secondo Allen F. Glazner, docente di scienze geologiche, che ha condotto lo studio con i colleghi Drew S. Coleman e John M. Bartley, l’immagine tradizionale dei vulcani come colossi sotto i quali ribollono giganteschi pozzi di magma in grado di porre fine alla civiltà è errata. In due studi pubblicati sul numero di aprile della rivista “GSA Today” e sul numero di maggio della rivista “Geology”, lo scienziato presenta nuovi dati sulla possibilità che un vulcano produca un’eruzione gigantesca, migliaia di volte superiore a quella del Monte Saint Helens nel 1980.
“Anche se nei reperti geologici ci sono prove che simili eruzioni sono già avvenute in passato, – spiega Glazner – il nostro studio del magma congelato sotto ai vulcani da tempo estinti nella Sierra Nevada, in California, ci fa concludere che le eruzioni più grandi sono significativamente meno probabili di quanto si ritiene comunemente”.
Fonte: vialattea.net
Posted 3 months, 1 week ago at 18:11. Add a comment