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Autore Discussione: In caso di emorragie  (Letto 324 volte)
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« inserito:: Settembre 28, 2009, 02:42:17 »

Emorragie esterne
Sono causate dalla lesione di una vena o di un'arteria . Nel primo caso il sangue fluisce all'esterno con continuità, mentre nel secondo sgorga a fiotti intervallati e con maggior forza. La lesione a un'arteria è comunque un'emergenza grave che richiede l'immediato ricovero in ospedale dell'infortunato.

Che cosa fare:

per controllare la perdita di sangue da una ferita avete tre possibilità:

- premere direttamente sulla ferita;

- sollevare la parte sanguinante;

- comprimere l'arteria che rifornisce l'area sanguinante a monte della ferita.

Procedete così:

- sdraiate l'infortunato in posizione orizzontale e sollevate la parte sanguinante a meno che non sospettiate una frattura;

- se la ferita è ampia accostate fra loro i margini e teneteli uniti premendo saldamente con la punta delle dita per una decina di minuti;

- premete sulla ferita un tampone, un rotolo di garza o un fazzoletto ripiegato più volte e fermatelo con una benda ben aderente.

Conservate una pressione costante sulla ferita per 10-30 minuti. Questa medicazione o bendaggio compressivo deve stringere senza bloccare il flusso arterioso. Per assicurarvi di ciò chiedete direttamente all'infortunato se avverte formicolii o intorpidimenti, o comprimete un'unghia dell'arto offeso fino a farla impallidire. Se ritorna entro tre secondi al colore normale dopo aver cessato la pressione, il flusso arterioso è rispettato; in caso contrario, allentate la benda;

- unitamente alla pressione diretta è utile sollevare la parte ferita in modo che si trovi sopra il livello del cuore;

- se la ferita continua a sanguinare anche dopo la compressione diretta e il sollevamento, si ricorrerà alla compressione arteriosa.

Uso del laccio emostatico

Se con le metodiche precedenti non si è arrestata l'emorragia, bisogna ricorrere all'uso del laccio emostatico come ultima risorsa. L'uso inadeguato del laccio emostatico espone al rischio di gangrena , perciò, dovendo farvi ricorso, vanno osservate alcune norme fondamentali:

- utilizzate un laccio emostatico ampio ed elastico e servitevi di un oggetto (per esempio, una matita) posto lungo il decorso dell'arteria, tra il laccio e la cute, per comprimerla;

- il laccio emostatico dovrà essere stretto fino ad arrestare l'emorragia, e non oltre;

- annotate sempre l'ora esatta di applicazione del laccio scrivendola sugli abiti o sulla fronte del ferito;

- trasportate rapidamente l'infortunato al più vicino ospedale.

Cosa non fare:

- non rimuovete mai un bendaggio compressivo una volta applicato; una tale procedura potrebbe far riprendere l'emorragia;

- non sollevate la parte ferita in caso di frattura, lussazione , corpi estranei conficcati negli arti o possibili lesioni spinali;

- non dovete mai sciogliere un laccio emostatico: saranno i medici a occuparsene. Allentando un laccio emostatico si possono smuovere dei coaguli e aggravare l'emorragia fino a causare un forte stato di shock che può portare al decesso. È possibile anche la comparsa di una forma particolare di shock da laccio emostatico a insorgenza lenta, causata dal rilascio di sostanze dannose da parte dei tessuti gravemente lesionati.

La compressione arteriosa

La compressione dell'arteria che irrora la zona ferita è un provvedimento impegnativo perché blocca il flusso sanguigno a valle e non va perciò adottato per più di 15 minuti di seguito. L'arteria viene premuta contro l'osso con la punta delle dita o con la mano chiusa a pugno in punti precisi, situati tra la ferita e il cuore, che variano a seconda dell'area interessata dall'emorragia. La compressione dei punti arteriosi è generalmente efficace nel controllo dell'emorragia ed evita di ricorrere all'applicazione di un laccio emostatico, che verrà utilizzato solo nell'esistenza contemporanea di più ferite, o come soluzione estrema.

I principali punti di compressione arteriosa sono:

1) dietro la clavicola;
2) nella cavità ascellare;
3) sul braccio, a metà tra spalla e gomito, sul lato interno;
4) alla piega del gomito;
5) alla piega dell'inguine;
6) nella faccia interna della coscia;
7) all'incavo del ginocchio;
Fico alla carotide.


- In caso di ferita alla spalla, strappo al braccio, si comprime dietro la clavicola con il pollice;

- in caso di strappo o ferita sulla parte alta del braccio si comprime nella cavità ascellare con i due pollici;

- in caso di ferite al braccio si comprime sul braccio, a metà tra spalla e gomito, sul lato interno con il pollice;

- in caso di ferita subito sotto la piega del gomito si comprime alla piega del gomito con il pollice;

- in caso di ferita vicino alla piega dell'inguine si comprime alla piega dell'inguine con il pugno, a braccio teso;

- in caso di ferita alla coscia si comprime la faccia interna della coscia con il pugno, a braccio teso;

- in caso di ferita sotto il ginocchio (polpaccio) si comprime all'incavo del ginocchio con il pollice;

- in caso di ferite al collo si comprime alla carotide con il pollice.

Fonte: http://www.sapere.it/tca/minisite/medicina/prontosoccorso/id66.html
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